La Bellezza come ricerca estetica che prescinde dall'individuo e tende all'assoluto di Canova, la Bellezza come espiazione, purificazione dal dolore di Caravaggio, la Bellezza come istantanea deformata liquefatta e unica da fermare ora e per sempre di Bacon.
Tutto insieme, nello stesso spazio, lo stesso tempo.
Le scale fino al primo piano sono imponenti, girano attorno al palazzo in una spirale interrotta da larghe finestre. Da qua su Roma passeggia in un verde che non profuma di snobbismo e il vento muove nuvole basse tra i tetti di tegole rosse e il sole che mi sento sulla faccia. Da qua su Roma è bella e mi contagia, i pensieri sono tanti e contrastanti, e come sacchi pieni che poi si svuotano io penso a tutto e al suo contrario.
Da qua su Roma è bella e anche io mi vedo bella. Io che non lo sono, penso che avrei potuto invitare con me qualcuno oggi per farmi vedere bella, e per spartire, come si fa quando si ha qualcosa di buono da dare.
Ma il pieno e il vuoto, in questo spazio, velocemente, in me si alternano, e davanti alla Madonna dei Pellegrini il mio pensiero è già diverso. Davanti a lei sono felice di essere sola, una, e con sacchi vuoti e con le borse lasciate al deposito bagagli e con solo bagagli di non-amore che si sciolgono nelle lacrime che sto piangendo.
Ci sono dipinti di tante madonne qui alla galleria borghese ma questa Maria è l'unica che è mamma. Ed è l'unica di cui mi sento figlia. E di lui, di Caravaggio che l'ha dipinta io mi vedo madre a consolarlo e a tranquillizzare il suo tormento.
Il quadro è più alto di quello che immaginavo e mi figuro Michelangelo Merisi da Caravaggio con la scala salire, scendere, dar vita e non trovare pace.
Mi commuovo senza ritegno. Immobile, davanti a sconosciuti che passano, ma tanto ma chi vi conosce, e vorrei mettere fine all'ossessione di quest'uomo che invece trova pace solo se si raffigura decapitato al posto di Golia nel capolavoro di Davide con la testa di Golia. E lui non si disegna, lui dipinge direttamente; mi chiedo come è possibile avere in testa già tutto e vomitarlo senza un control zeta. la possibilità di un errore, di un ripensamento.
Il controllo preciso di ogni cosa e il suo autoritratto al posto di Golia, quale sarà stato il percorso mentale che gli ha imposto un suicidio? Lo sguardo è mortale di chi ha investigato l'oscurità più nera di se stesso e la lascia intravedere nella bocca socchiusa in mezzo ai suoi denti. E solo in Davide che ha in mano la sua testa trova compassione, la consolazione che si cerca spesso proprio in chi non è capace a darcela.
La Madonna dei Pellegrini è magistralmente esposta di fronte alla Madonna dei Palafrenieri. l'una guarda l'altra e ognuna parla al Caravaggio del suo fallimento di realizzare lavori rifiutati dai committenti perché non hanno nulla di spirituale, perché la madonna è troppo uguale ai pellegrini, troppo umana e ci sono segni della vecchiaia dei corpi luridi e dolenti dei noi pellegrini accolti sull'uscio della porta. Questo quadro è del 1600, un uomo ha detto qualcosa trecento anni fa e ancora la sua parola ha forza, come fosse eterna. Il quadro ha uno spessore più o meno di 5 cm di tela ingrigita e scurita dagli anni e chiodi di ruggine che imprigionano un mondo destinato a vivere per sempre. destinato a muovere atomi nell'aria e a far vibrare altri uomini, finché dura il mondo.
Da una guida, nella sala, sento dire che questa mostra che accosta Caravaggio e Bacon è un esperimento perché in fondo questi due artisti non hanno nulla in comune. Trovo invece che in comune abbiamo la rabbia del rifiuto. Bacon scappa via da piccolo dalla sua città perché omosessuale e non ben accetto. La sua pittura i primi tempi non la vuole nessuno e infatti dipinge e distrugge tele, la sua ossessione è dipingere quello che fu il suo amante morto suicida e rappresentarlo in trittici che mi ricordano i “profilo destro“ profilo sinistro“ profilo centro“ de L'uomo delle stelle. Lo studio sulla figura umana di Bacon non è rappresentazione didascalica del reale ma ricerca e analisi del movimento, i volti sono deformati come scatti sovrapposti di teste fotografate mentre si muovono e le parti inferiori del corpo sono liquefatte in scie come se dovessero lasciare il segno.
Mi siedo sul divano davanti alla Madonna dei Pellegrini che si riflette nel trittico dedicato a Lucian Freud di Bacon e nel riflesso ci sono anch' io e Oloferne decapitato da Giuditta dietro la mia testa.
La verità, la mia verità, passa sempre attraverso un vetro. attraverso una lente.
Come Bacon che vuole che i suoi lavori siano esposti con il vetro così ognuno può vedere un pezzo unico perché vede se stesso che si riflette, ecco io vedo me Caravaggio Bacon e la galleria borghese attraverso un vetro e, se potessi con una lente fotografare in questo museo dove non lo permettono, deciderei il mio autoritratto e troverei la mia essenza. Inutile volermi pratica, inserita, sociale e diversa. Nel bene e nel male io sono questa, sono nell'attimo più rarefatto di questo momento.
Speranza

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