.....

Io non sono le mie parole


e poi diventi le parole che tu dici, un gesto che tu hai fatto e ti vedranno nel pensiero che ti presenta e che tu non sei o almeno non totalmente perchè la comunicazione non può essere una persona.

conosco la potenza delle parole

ma le parole non sono mai completamente il mio pensiero e il mio pensiero non è che una sfumatura di me

ma io sono quello che da me sentono, sono ciò che io ho già detto


Conosco le parole e per me la più potente è Paradosso.

Paradossale, la comunicazione e la vita ragionata

Che diventa matematica in un concetto illuminista superato già alla fine del settecento. Ricordo il gusto della lezione del mio prof di cui ero innamorata …e io mi innamoro sempre delle persone che stimo… “…la ragione può essere applicata ai problemi fissi e meccanici che scaturiti da una certa causa dànno sempre lo stesso effetto… ma non alla vita…non agli uomini…”

E qui lui iniziava.

La visione romantica dell’ottocento, l’uomo e il sentimento.

E qui io incantata.

Da tutti i movimenti delle sue mani. E si chiudevano a pugno per rafforzare le passioni ma aperte accarezzavano PAROLE e le parole erano “…imprevedibile perchè l’uomo è anche amore, l’uomo è passione, l’uomo è dolore” e per ognuno un movimento e su ognuno posava uno sguardo.



Lentamente e ondeggiando le carezze; col tempo allo stesso modo ho fatto con le mani del mio uomo, ma lui con le parole, il mio prof ne spiegava l’etimologia con tutto il corpo


Conosco le parole e la potenza

Ma la comunicazione davvero non mi rappresenta

e più che mai mi vedo contenitore inadeguato e parlo il mio pensiero inefficace a dire io chi sono; e mi immagino lo sforzo, di chi mi sta accanto, simile al mio; raccontarsi interpretarsi ma le parole inadeguate sconfiggono la conoscenza e restiamo contenitori intimi non rivelati e io esperimento macabra le mie reazioni e mi guardo funzionare il mio sistema di cui non sono capace di parlare.





Retrogusto a gennaio


Se trovi qualcosa di tuo nel corpo di un altro deve essere un altro speciale

un palindromo

>>>>>>>>>>>>>nel nome è!

cosa speciale

…mah…

speciale?!?

ho tasche di formiche rosse nel cappotto.^

>>>>mi fanno peso per ancorarmi al mondo. e non le butto che potrebbero bruciare e prenderei calore. >prendere; ma poi mi scordo di dare. e non sorrido.

cosa vuoi >>>>>>>>>>>>>>sorriso è linea curva ancora geometria

non uscirò più di casa se non sarò solo matematica


solo non vorrei scordarmi il mare >>>>>>>>>>>>benchè lontano il mare se nel cassetto

> ^^^>>>>>ho retrogusto

di sorcio secco.



Break Throught To The Other Side


le mie idee ora sono esplosioni di punti e pause con virgole decise scandiscono pensieri forze di lava energie di lampi e l’ altro pensiero è saltare nel mondo nelle città o dentro a un bicchiere

TUONAil mioCORPO

che salterebbe nel bianco dei tuoi bottoni /cavallo impazzito di sangue schizzato dalla furia del mare e trasporto infinito

E VIENI MONDO SALTAMI ADDOSSO

ho il cratere tappato.

ferma ferma e mai ferma un solo istante /pensiero del cazzo non mi fermare liquida e liquida liquida.....Liquida la mia leggerezza è anima piuma altro che… genererebbe mille potenti mille tremori mille scosse altro che. Alimenterebbe il mondo; altro che. libera io sono gigante nel mio corpo da nano da circo .sono un gigante senza zavorre da trasportare da far timbrare da far vivere sotto ad un tetto da coprire dal freddo da dar da mangiare da far accarezzare e nutrire di mille bugie di affetti infiniti di mani di occhi di mani di culi di mani di frasi di occhi di bocche e mani sempre uguali e odori e odori…

....

gigante assopito l’energia che non crea mi distrugge e muovo e mi muovo ma son ferma.

sfinita FERMA chiusa parentesi

cartellino magnetico. ordine. equilibrio. rumore. traffico.

a f f o g o…

gluglu....ho perso.

....

Il sangue dal naso


voglio amarlo fino a farmi uscire il sangue dal naso e se non esce voglio (e non voglio) sentire il bollore rumore del sangue che non trova l’uscita e si muove uno spasmo di dentro e mi guardo e infine distesa mi guardo le mani: se le staccassi dai polsi celebrerei d’incanto una via di uscita , penso.

senza polsi mi calmo

esplodo il mio sangue e il quadro è completo: il rosso del sangue, il divano è bianco, la parete è arancio. la musica è di bernd steidl e finalmente quando smetto di volere, nel liquido volare, sono niente

sparisco. vorrei che mia madre non se ne accorgesse. e tutti continuassero

mi pesava un pò la vita mbè?che c‘entra? liquida adesso ballo. e sono le parole di “Donna Cuncetta cacciate tutt’e ricordi ‘a ‘mpietto donna Cuncetta alluccate pè dispietto” e nelle vene delle mani di Totò che vecchio recita A’cunzegna: azzurre e sporgenti sembrano il tunnel che da casa mia porta a Sorrento con tutte le macchine dentro; nella corsa rallentata di Massimo nel Postino; tra le ciglia di Frida Kahlo sul suo letto all’Henry Ford Hospital; dentro i camion di JTLeroy sono la maschera e il rossetto di ciliegia che coprono il suo dolore e ho la mano di gesù perchè risponde sollievo la sua compassione

e poi e poi e poi per un istante sono innamorata ancora accanto a lui. e mi incanto e seguo il suo canto lui fuma e con la testa piena di capelli che muovono la musica sono pure quella e in quella SUA di musica che m’assomiglia lo guardo dormire e lo guardo guardarmi e mi riprendo l’istante di eternità e bellezza perchè qui io non voglio e non sono e non desidero niente

ma per quanto... continuo a respirare che palle mi devo ricordare di non tornare a guardare questo film

potrei decidere che non ho il plug-in giusto da istallare e per non soffrire una page cannot be found sarà più facile non tornare...

...e tutti imparano a spiegare qualcosa che rimane... sarà....nananannannaà.... un’altra strada che ci sarà-à ....nanà...e forse arriveremo in tempo ...mmmm....sarà ....tutto in un momento... oooo ‘e pò sputa ‘nfaccia a chi te sfotte e nun te dà non si può vivere e guardare qualcosa che fa male......mmm

e ppò nun mm’a ricord cchiu’ ma pino daniele mi salva sempre ... e tutto insieme io ho il sorriso disperato di Glen Close in quel film che non mi ricordo il titolo; il silenzio rivoluzionario di Clara nella Casa degli spiriti; tutto l’amore incazzato e deciso di Meryl Streep ne I ponti di Madison County; la dignità e il coraggio del padrone di casa nell’Oro di Napoli e tutto insieme respiro e adesso pure mi muovo

di scatto mi alzo ma sono certa che a rallentatore vedrei il mio corpo rispondere più che alla forza di gravità ad altre forze orizzontali e a vederlo il movimento è quello del lenzuolo a due piazze quando si rifà il letto che si gonfia di aria sbattuto da braccia pesanti e partono le onde -dalle mani al lenzuolo: rigide e strette e poi ampie e leggere -profumo di Omino Bianco al sapone di marsiglia

mi affaccio. allo stesso modo del lenzuolo ora le nuvole si stanno aprendo gli associo il profumo di Omino Bianco al sapone di marsiglia

e mentre ragiono quante cose posso decidere di diventare in un quarto d’ora per sopravvivere oppure non farlo e tutti i buoni eccellenti motivi per fare sia l’uno che l’altro, ho compassione del mondo un dejavu e una percezione

in cucina mi faccio un caffè. onestamente mi vien da ridere.



Momentaneo


abito il vento in silenziosa solitudine a cullare il non ritorno e nessuna casa.

alcun rumore mentre brucia il mio tempo senza attesa: ne scruto il senso comodamente e, di vista acutissima, il procedere /celere e scomodo/ di me e di tutti dentro relazioni sull’uscio con qualcuno che, becco adunco, accenna ad un aiuto e mostra artigli: non entrare!

procedo a forza di carezze accennate e tiepidi calori.

della mia assenza non se ne accorgerebbe: la gente che mi ha sorriso è già altrove, passeggera di un altro mondo.

mi isolo in questa città senza vicinanze /nemmeno dentro il corpo del mio amante trovo occhi aperti e non li trovo che brevemente in te amica mia

ma forse li ho già chiusi io da tempo.

sono napoletana e so cos’è il calore; il fuoco dell’abbraccio è quieto sotto il vulcano che quando sono alla finestra /da lì lo vedo sempre/ fa cenno di aspettare... e il volo immobile riposa su correnti ascensionali come in alta quota sa sfruttare la strategia naturale di aquile e di altri rapaci.

e mentre tutto accade. e mentre tutto passa. calmo ogni respiro, fino al prossimo segnale. il lusso di un suicidio momentaneo: me lo concedo

dormo.



Contaminazione


non so fare bolle di sapone con un filo di foglia

invece di stare qui ad arrossarmi il viso con questa stufa e rincoglionirmi il cuore di tv

invece di dover stare /fottuta in un mondo di perdenti fallito di schifezze ipocrite


scelgo la mia apnea più facile per non dover stare più a sentirti

dentro al posto da dove eri venuto a riprendermi


e tu non devi più guardarmi!


mentre passo la mia nel prêt à porter che ho trovato, la vita puzza /e mi libero della tua menzogna, la contaminazione

ed ecco qui che sei merda come tanta merda.

ed ecco qui che sei morto.


quello che hai fatto a me tu non lo sai;

quello che mi hai tolto non lo capirai mai.




Solo in giorni chiari porto i miei capelli a passeggio


particolari in difficoltà dentro frammenti di bocca e coriandoli intestini spappolati /quale te stesso in un frantume senza peso specifico e nessuna unità sufficiente a seppur minima vita spezzata /è sprezzante.

solo in giorni chiari porto i capelli a passeggio a consumare un tempo e un destino distorto distaccato /e DISTACCO diventerà il nome mio più appropriato almeno a marzo o forse fino a aprile sulle sabbie labili di una mente affollata e da questa io mi affaccio ed è per questo che cerco cose vere sentite appropriate. e dove cercare costretta in un istante recondito /profondo.

superato il secondo, dopo è tutto diverso /e INCOSTANTE il nome mio più appropriato adesso e non oso avere fede neanche in me o posso solo riconoscermi e confondermi in me stessa senza uccidermi. strade e direzioni con orientamento orizzontale o verticale per parole a bandiera a destra se tutto va bene tabulazione a sinistra.e punto. e un’altra morte dopo il punto. non c’è che andare a capo dentro la rinascita di un foglio nuovo e per non spaventare il suo bianco: -- e scelgo ciò che di me voglio salvare a partire dai capelli -quelli mi piacciono - e gli scatti nevrotici nelle mie mani e i piedi: nevrosi che mi ricordano che devo ricordarmi di me.

piove /il mio angelo mi fa sorridere nella pressione della macchina degli abbracci fatta di legno e cuscini e il morbido ha il profilo di un vettore risultante, ha il segreto della serenità nella forza della disperazione.

...

Untitle


mi guardai ripopolare i sogni degli stessi inseguimenti e come sempre poi scoprivo che

chi mi difendeva era quello che voleva farmi più male... ma all’inizio non lo sapevo.

e rividi ritrasformare il mio malessere in notti insonni e le grida che avrei dovuto fare e che

non facevo in stanchezza il giorno dopo.

Passavo il tempo a disfare quello che di me avevo fatto. dovevo recuperare. senza più conoscenze che non erano mie o esperienze che non avevo fatto e pensieri non propriamente miei e perfino fantasie che chissà dove avevo copiato. volevo disfarmi e ritrovarmi.

mi accorgevo che un malessere mi privava della gioia di stupirmi e godere della compagnia di altre persone come me stratificate in mondi acquisiti e per le quali avevo ammirazione.

a volte quella strana “cosa” mi spingeva da dentro e non gli davo retta ma se insisteva riusciva a trasformarsi. ed ecco che al buio e non necessariamente ad occhi chiusi mi figuravo una enormità di pixel; avevano forme di lamette, siringhe e fuoco.

nudi. crudi. pesanti. decisi e senza alternativa;

mi si fissavano nella testa e mi davano pace solo se uscivano.

è proprio il caso di dirlo: mi davano pace.

altre volte seguivo movimenti e sequenze di frame in animazioni che visualizzavano me, una parte di me, un frammento di un frammento di qualcosa impresso dentro al cuore.

e mi davano pace quando uscivano.

qualcuno definì queste cose arte e me lo ricordo bene perchè ricordo la gratificazione che ne derivò; ma in ogni pezzo di quell’ “arte”, di mio c’era tecnica e c’era una ferita.

Io non amo viaggiare ma immagino che assistere a come il cervello trova sempre vie alternative per comunicare cose che consciamente si vorrebbe soffocare deve fare lo stesso effetto che fa trovarsi negli spazi immensi della regione del Mustang dove ti meravigli dell’aria, il fuoco del sole sulla pelle, del contatto dei piedi con la terra, la violenza dell’acqua, dove ti meravigli dell’immenso, della natura e delle sue regole.

e il mio cervello seguiva le sue regole. Produceva elaborazioni digitali; trasformava - in qualcosa di bello da vedere - lamenti e urla soffocate per un abbraccio che non avevo saputo dare, per un “amore mio non piangere” che non avevo saputo dire, per una amica che non avevo più visto,

per la mia famiglia che non avevo saputo amare se non da lontano, per tutti i capitoli della mia vita che si aprivano e che dopo - seguendo leggi fisiche severe - si chiudevano per sempre e i protagonisti del capitolo successivo quasi niente sapevano di quelli del capitolo di prima seppur fondamentali importanti decisivi. e follemente amati.

Avevo condiviso odori di mare a Lampedusa con un uomo allegro e abbronzato orgoglioso di Catania, ò lieottro, granite e uova di pescecani e il castello di Portopalo, il teatro greco di Taormina, i negozi e le chiese della Sicilia che lui aveva illuminato. E poi Sant’Agata e la devozione. Le Egadi, le Eolie e Capri, i pescatori; la sua gelosia.

Avevo scelto la mia amica sorella in una storia in cui imparai ad annullarmi e conobbi l’amicizia,

i viaggi, la nostalgia, la paura e infine il distacco come un lutto.

ma nessuno aveva colpa e non c’era colpa. Imparai la rassegnazione.

La cadenza ritmica del suo italiano non l’ascoltò il mio amore più grande, perchè lo conobbi un anno dopo la partenza di lei per il Brasile. e io mi persi dentro di lui. scoprii cosa ero capace di fare quando amavo. Scoprii la bellezza di un uomo e la bellezza di stare insieme senza progetto. la magia, la sua musica la sua sensibilità che confusi con la sua forza. Lo persi -o lui mi perse ma non ha importanza- quando scoprimmo le nostre fragilità. mi rifugiai dentro i pixel ancora e ritrovai la mia casa. regredii fino all’infanzia per stare in mezzo a odori di caminetto e vapori di ferro da stiro e tazzine di caffè e il vulcano alla finestra, dentro i film di Totò e Troisi la musica di zio Pino, mia mamma mio padre i miei affetti e qualche vecchia zia che mi rassicurò. Mi guardai quasi trentenne scrivere. e chissà queste stesse parole quali urla sostituirono

chissà da che cosa di preciso mi stavo difendendo e quale desiderio stavo mortificando.

e per quale motivo adesso non avevo più nessuna risposta, nauseata dal misto di sarcasmo e nostalgia che mi aveva fatta adulta.



Pantelleria. L’isola che c'è


Ritorno da Pantelleria/ ventunonovezerodue-notte


E’ stato innaturale: il viaggio, l’aereo, il tornare.

Tornare dove c’è troppo rumore, troppa luce nel cemento e in luoghi chiusi.

La mia vacanza a Pantelleria.

Appena scesa dall’aereo l’isola l’ho sentita incazzata nel senso di cazzuta/ a Pantelleria tutto è deciso: la pietra o il mare/dagli scogli al mare, non c’è una sola spiaggia; ma c’è il mare o la montagna/ l’acqua o il fuoco/

Pantelleria in verticale: dal fondo del mare con la maschera a fare il morto al contrario- sospesa-danzante e morta a invadere i pesci con le meduse guardiane e incazzate; all’alto del monte Gibele e la passeggiata della Favara grande/Distesa e stanca, dopo due ore di passeggiata alzo gli occhi e le nuvole di Pantelleria/ le nuvole di Pantelleria, dell’isola del vento, non stanno mai ferme/ mai neanche un solo secondo/manco un nanosecondo mai ferme e qui incomincia un’altra danza e ci vai dentro non puoi evitarlo perchè già ci stai dentro/ o avevo fumato o le nuvole di quel cielo erano in 3D;

i livelli di nuvole sovrapposti si muovevano ma lasciavano il varco per entrare, esplorare, elevarti.

Pantelleria è movimento, la naturale evoluzione dell’anima.

Lì sei tu.

non puoi sfuggire/ verace genuina tu senza trucco senza vestiti senza ghirigori, senza la tua maschera. La gente di Pantelleria ti guarda l’anima.

Abbandonarsi e lasciarsi andare e a Pantelleria ho nuotato sott’acqua, ho guidato la macchina, ho mangiato cose mai mangiate ho abbracciato , ho incontrato e ho trovato pace ho trovato forza/ ho vissuto con i ritmi naturali dell’isola/ perchè è lei che decide! Pantelleria e il suo mare decidono di far arrivare e partire la nave per Trapani/ Pantelleria e il suo cielo possono non farti partire in aereo/ Pantelleria e la sua luna/ splendida gigantessa luna pantesca/ti illuminano i sessanta gradini del dammuso per tornare a casa a notte fonda/Pantelleria avvicina i cuori semplici/ e c’è una energia - questa non la so scrivere ma c’è qualcosa di troppo speciale a Pantelleria.

A Pantelleria le coincidenze non sono mai coincidenze… e se incontri qualcuno è perchè dovevi incontrarlo e se lo abbracci è perchè dovevi abbracciarlo e se ti parla è perchè dovevi capire qualcosa - per te. A Pantelleria ho guardato la mia amica e ho visto la sua anima divina come la mia/ l’ho sentita ridere e parlare con un uomo e avrei voluto fermare l’istante per lei/ ti adoro anima bella/ a Pantelleria ho ascoltato musica fino a tardi con il capitano; il naufragio nel suo dammuso in pietra viva in mezzo ai suoi acquerelli, ai colori segreti a parlare del dolore non urlato fuori, dell’embolia e l’immobilità che frantuma i pensieri; ma poi ha preso la chitarra classica e la notte ha sognato con la sua ninna nanna che tremo al ricordo della luna tra cento tra mille o forse tra infinite stelle/ le stelle; ogni tanto ne cadeva una, manco il tempo per un desiderio perchè proprio non potevo desiderare nulla, nulla di più con il cuore pieno e la bellezza che invade i sensi.

Tutti i sensi.

A Pantelleria ho incontrato Nuccia.

Nuccia canta, suona la chitarra, insegna ai ragazzi al liceo, vuole fare la guida trekking, potrebbe fare il sindaco, vuole fare silenzio intorno a lei, vuole gente intorno a lei e quando dorme parla nel sonno e a colazione parla con gli occhi ancora chiusi dal sonno; dice di non farci caso che “…è il mio istinto, è come una marmellata che si apparecchia sulla tavola”.

Nuccia è una bella donna ma anche un pò maschio e anche un pò scugnizzo. /un’ esplosione vulcanica e come il vulcano quando meno ce lo aspettavamo ci ha osservato e parlato di noi/ con la forza di chi sa donarsi e amare anime sorelle non ha lesinato parole per noi e racconti incredibili di incontri mai casuali e ricchi di confortante spiritualità/ Nuccia quando la incontri dà conforto e fiducia con tutti i movimenti e i movimenti dei suoi pensieri dei suoi progetti non è ferma mai è come la sua isola/ Nuccia è Pantelleria.

A Pantelleria c’è odore di capperi sotto sale, dell’uva zibibbo i fichi d’india, la pasta di mandorla, la granita di gelsi,la gentilezza nobile del contadino Pino, la sua orgogliosa fierezza, i panteschi che si spaccano la schiena per lavorare in mezzo ai muretti a secco chè il vento troppo forte fa crescere alberi d’argento in orizzontale /

A Pantelleria l’ora della colazione dure tre ore: perchè Pantelleria è femmina!

A Pantelleria la caponata di melanzane con mandorle è il motivo vero per mandare il mondo affanculo e tornare a Pantelleria… quanto meno a riprendersi il cuore lasciato in apnea e senza fiato nel dipinto del cielo al tramonto a Punta Nicà.




Stamattina una cliente mi ha fatto incazzare


La tua pornografia trasudava che nessuna corda ti avrebbe mai cantata. Sei arrivata arrogante a giudicare il mio lavoro, la scelta dei miei colori e a cambiarmi le font che tra parentesi io non ti cambierò.

Col corpo della più volgare mignotta con i tuoi colori vaniglia e la bocca troppo grossa mi hai dato del tu senza chiedermi il permesso/ del resto ti sei permessa di ideare un calendario che è “un elogio alle donne” hai detto, sempre con quella bocca troppo grossa troppo aperta, tu che le donne non sai neanche che sono; impegnati a simulare i tuoi orgasmi piuttosto che seminare arroganza e maleducazione di fronte a me che ho lavorato con devozione.

Hai la bocca troppo grossa, tienila chiusa che nessun uomo riempirà la tua mollezza che quelli pure sanno che ci vuole cuore a scegliere un colore, a guardare un’armonia. Ma con la puzza di fumo e i capelli unti, vorresti ritoccare le borse sotto gli occhi di Dacia Maraini, accostare un colore albicocca a Margaret Mazzantini e indegnamente ragioni la foto di Alda Merini “E’troppo brutta, non potresti farci nulla”E’ qui che ho chiaro te , le macchie della tua gonna, la bocca grossa e lo sperma dell’uomo che ti ha mandato qui a delirar di poesia e di donne.

Dubito la riuscita delle tue prestazioni extra: ci vuole cuore anche a far godere un uomo! FOTTITI! questi i colori queste le font: non lo cambio il mio lavoro!

..

Vortice e seta


Ho comprato tacchi alti con te

e da quelli guardo perplessa i progetti

di viaggio che fai insieme a me.

io che invece saprei, saprei senza che, prendere velocità col mondo che vorticoso mi sfiora al passaggio. come alberi mobili su autostrade veloci.

vorticano i mondi di parole che ho avuto.

di lune. di soli. di stelle cadenti.

di penne di font stampanti a laser e colori.

di lacrime da niente; di ferite da niente;

di dolori da niente.

di filosofie che mi insegnano, di strade da trovare, di io da comprendere di maestri e astrologia, di fantasie di piacere .di godimento

e di sesso. di Dio e di amore; di infinito di pace di mare di fresco di liquido di perdersi... perdersi... p e r d e r s i...


vorticoso ruota intorno a me l’imbuto del nulla.

sono stordita :ho il tutto e il suo niente.

mi vedrei bene con capelli corti neri e un trucco pesante scontornata senz’ ombra su fondi bianchi e luci azzurre ad accordare il mio basso con note di pianto e di vento.

di cadute da palazzi che toccano il cielo insonne di tutta una vita sonnambula

in bilico su finestre viola . e oltre il viola il caldo e il rumore di altri che vivono.

Non ce la faresti a salvarmi :hai i polsi troppo sottili.

Oltre il viola sei tu che sei ancora lì sul mio divano bianco a goderti il mio baileys /non comprendi nulla di questo e non ha colpa la tua bellezza se non ammortizza la caduta ad intreccio del tutto e del niente.


appoggi a terra il bicchiere e morbidamente

dal collo fai parlare in un bacio il tuo odore

di africa

e mentre ignori ogni cosa

:questo è il meglio di te

scivola il lino del tuo pantalone sul profilo

del tuo adorabile culo di seta. penso in fondo che posso ancorare alle parole che usi la discesa fatale

e nel fortunoso atterraggio sul tuo sensuale francese -je t’adore mon trésor-

mi riagganci al mondo a sorpresa

:questo è il meglio di te.

la tua pelle è nera tempestiva ed ignara,

una scialuppa di seta.




Vinile


come una goccia è piccolo da dentro il mio letto l’universo intero e penso

di soffocare dentro un’ arancia rosso di sicilia se non la smetto di pensare.

un pensiero due pensieri e tre. e balli sul vinile del mio cuore come fosse cioccolata che puoi rimpastare per recuperare ma non e’!

vorrei difendermi

vorrei non aver mai! vorrei non dover vedere e mai averti visto e penso di dover rinascere e come rinascere sotto il peso del macigno di ogni parola che mi hai lasciato! di ogni volgare silenzio che mi ha massacrato! e vomito ogni tua più romantica carezza

la ferita lacerante è non poter nemmeno più ricordare

e dormo dentro una forza di volontà che mi difende da ogni tua incapacità di farlo dal tuo sorriso del cazzo mentre io amo e mentre io amo tu ...tu immobile. uguale a te stesso.





Primavera


primavera come un inverno che se non puoi uscire entri e allora vorrei stare

/dentro il moto circolare del tuo respiro minore

/dentro il freddo che hai e lungo cio’ che rimane,

/nel visibile di ciò che adesso vorresti dentro le lenzuola. A guardare la stessa ragnatela e i film in prima serata lasciati a metà. ti faccio un tè,amore?

/nella tazza per ballare ogni sorriso che farai.



a casa di P.


sto comoda sul divano nella sala con la libreria nera a leggere. ho iniziato almeno tre libri a casa di P.: uno di Virginia Wolf e due della serie di libri di Bukowski che lui ce li ha tutti e li ha letti tutti. P. è in cucina ha già mangiato, a me non andava nulla e P. sta pulendo i piatti forse di un colore celeste chiaro; di sicuro ha due grandi tazze da tè una arancione con un sole giallo e una gialla con un sole arancione; lo so perchè ci abbiamo preso il tè all’arancio che non sapeva di arancio ed è tutto quello che voglio sapere di lui. che ha due tazze colorate e un pianoforte nero nel salone al piano terra. e basta. il suo nome lo so, quello mi basta; vorrei non sapere il segno zodiacale. lo scorderò.

Il film è di Salvatores, il titolo AMNESIA è piuttosto opportuno per me. con il plaid di lana moirè viola e verde molto caldo anche se non abbastanza lungo per tutti e due e abbracciati, arriviamo almeno al primo tempo poi la scena cambia-sempre sul divano, sempre la tv, ma stavolta lui è girato verso di me o meglio è già sopra di me - a me piace. sbircio e gli occhi chiusi di lui mi confermano che tutto ok lui non è coinvolto e procedo. io invece ho gli occhi aperti: mi piace sempre guardare un uomo quando il punto di vista è così interessante/vicino vicino vicino quest’uomo è proprio bello: ha il naso perfetto, le labbra carnose e gli occhi chiusi hanno una forma che disegnerei con l’aerografo di painter 5.0 e verrebbero benissimo. Gli bacio gli occhi; P. risponde con qualcosa che assomiglia a passione (?) non certo a tenerezza mentre io penso che a incontrarlo per strada forse non ci farei neanche caso; invece in quella situazione è molto bello. rido. la cosa è veramente piacevole. Lo guardo e continuo a pensare a come regolererei il brush per disegnargli le labbra e poi decido di mangiarmele. Lui sempre occhi chiusi -perfetto.

solo per poco penso che guardavo gli occhi chiusi di quel tale uomo che amavo e in silenzio pregavo che li aprisse, che mi guardasse. piangevo che si accorgesse che io ero lì.

gli occhi aperti sono presenza. sono: e c c o m i: forse non succederà mai più, ma adesso sono qui. e io vedo te g u a r d a m i.

per quanto mi riguarda, quel tale uomo che amavo può anche morire. che muoia tutto quello che io so di lui...’fanculo.

dormiamo abbracciati. quando mi sveglio ho voglia di tornare a casa. sono le quattro e lui si riveste. Il gelo di Roma e noi due sul raccordo -a tratti mano nella mano- ridiamo come due scemi con le poche cose che sappiamo di noi. io so che non avrò voglia di rivederlo che non mi mancherà e questo rende tutto perfetto.

P. mi dice che io gli piaccio davvero, ma tanto siamo arrivati; io dico non c’è bisogno che m’accompagni ma lui accende le quattro frecce e m’accompagna, poteva anche non farlo.

Il portone l’ascensore buonanotte buonanotte, mi scosta i capelli dalla fronte -ops era meglio non farlo- un bacio dolce sulla fronte ma tanto ci metterò poco a dimenticarlo e un altro bacio, vero, da amanti, poteva anche non farlo...buonanotte buonanotte

e adesso a casa. stufetta. gattini. copertine anzi due piumoni. il libro che sto leggendo. un bella serata e se dio vuole nessuna attesa.





Tu Sempre Tu


non hai bisogno di nessun lieto fine.

nessuno ti chiederà più nulla.


metto sale sulle ferite sebbene rimargino pezzi di vita a pensare che tu sempre tu tu sempre tu

tu e nessun altro oltre che tu

resto dentro le parole che dici, chissà a chi le dici e i pensieri che muovono, chissà verso chi

tu sempre tu

tu sempre tu

tu e nessun altro oltre che tu

ho una flebo di te e lacci emostatici a simulare il tuo abbraccio

la fortuna è che il sangue ha il calore che ho perso.


mi sorprendo che tu

sempre tu

tu sempre tu

tu e nessun altro oltre che tu

.

Passaggi


deliro pixel che ho in mano

come folata di foglie di autunno mentre aspetto di morire nelle tre pieghe tra la testa e il collo quando

ti sei abbassato a baciarmi.

resto lì per esserci ovunque tu sia in questa giornata di nuvole basse, ti raccolgo i capelli scomposti

con una spazzola morbida che ti rilassa al passaggio, come piedini

a passeggio tra le foglie cadute. e assaggio il rumore che scricchiola in testa la decadenza sottile di queste parole impaginate a

interlinea incostante.

mentre devo augurarmi il silenzio di ogni tuo odore... del tuo corpo gigante

impacchetto il momento.

impacchetto l’istante.

eppure reale il disegno a spirale dei tuoi occhi neri su me, la vibrazione carnale una nota intonata e cento altre mila a precipizio nel vento come cavalli selvaggi.

guardo dalla finestra, con il fumo di te rimasto sul volto, il delirio dei miei stessi pixel che ho in mano,

il tuo mondo diverso, il tuo mondo veloce il tuo mondo che ho amato e la folata di vento si allontana a spirale…



Cambio il mio rifugio


dormirò equilibri nuovi su logiche imperfette perchè inevitabile starò dietro un altro movimento.

detesto già la logica precaria e i suoi aggettivi in cui sistemerò i miei pensieri e tu mi vieni a dire “è una cazzata il tuo dolore” e come no se hai ragione quando tu mi vieni a dire...

ho la tua logica dissacrante e indifferente che non mi fa capire e la cognizione lucida del mio dolore.




Confusi impasti



impasto terre ambrate e vestiti nuovi in una seduzione che non sapevo di avere

ma forse esplode solo in mezzo alle tue dita gigantissime di desiderio e denti che

mordono impasti di creme al té verde e pelle :mi fai sentire bella

hai brividi che percorrono tutta la tua altezza e un desiderio che morirà stanotte.

comodamente e senz’affetto.

in un respiro in mezzo ai miei capelli.



oggi è così-------


è così come essere innamorati

è così acqua fresca quando lo scoglio è infuocato

è così il mio gatto che si incanta a guardarmi

è così ballare in bagno da sola e giocare con Marti

è così come essere consapevole: ho trentun anni e i capelli da matta tu quaranta e un’altra donna.

e per oggi io adoro baciarti.


la libertà senza fine ha un colore che non esiste al mondo-----------


scapperò così dal rubinetto dell’acqua in cucina ascoltando gli skunk anansie in bicicletta dalle uscite d’emergenza del mondo

che diventa piccino piccinoopiccino piccino un puntino----------le lune le stelle i soli i gattini gli uccelli la bellezza i voli il sotto il sopra destra sinistra il tutto il niente l’ultimo e il primo-----------

-------oggi io godo di tutto ciò che è vivo



L'infusione

le parole che non trovo

per sollevarmi dal sospeso di un aborto già ingiallito

non mi distraggono dal guardarmi dissolvermi in un bricco

: una bustina di tè ai frutti di bosco in infusione

E tinge l’equilibrio il rosso filamento del mio volo

tra molecole senza attenuante di dolore


supplico il mio dio di non sollevarmi. di avere compassione


ho aghi di time-out sulla fronte

nelle vene delle braccia e sulle cosce aperte d’abbandono.

non chiedo davvero a nessun dio di sollevarmi dalla croce.

evado da queste inutili parole per inventare nell’infuso

del mio ospite ad ebollizione il mio nuovo ecosistema.

prego che il mio viaggio per capire

abbia prosciugato la sua sete il suo tempo di passione.